Alguer.mobi®
martedì 5 maggio 2026, 09:48
7:44 Gianfranco Langella
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
Calabona, l’ambientalismo a senso unico
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano?
Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado. Chi la conosce davvero – chi ci è cresciuto, chi ci ha passato giornate tra pesca e mare – sa benissimo di cosa stiamo parlando: rifiuti, sporco, perfino catrame. Da bambini si tornava a casa con il timore di essere rimproverati solo per essersi avvicinati a quell’area.

E oggi qualcuno vorrebbe raccontare che quello era un santuario naturale intoccabile?
La verità è un’altra. Quell’area è stata finalmente pulita, sistemata, resa fruibile. E lo è stata grazie a chi ha avuto il coraggio di investire, di metterci risorse e visione quando altri voltavano lo sguardo dall’altra parte. A-Mare, al netto di tutto, ha rappresentato un tentativo concreto di riqualificazione. Si può discutere su modalità, autorizzazioni, scelte progettuali – è legittimo – ma trasformare chi interviene in un nemico dell’ambiente è semplicemente falso. Dov’erano quando Calabona era nel degrado più totale? Dov’erano quando nessuno muoveva un dito? È troppo facile arrivare dopo, puntare il dito e parlare di danni irreversibili, non solo senza aver mai fatto nulla, ma senza aver mai vissuto e conosciuto davvero quel luogo.

Perché lì c’è chi ci ha passato l’infanzia, chi ci ha giocato, chi sa cosa fosse realmente. E invece si continua a parlare per sentito dire. Qui il problema non è l’ambiente. Il problema è un certo ambientalismo di facciata, quello che critica sempre e costruisce mai. Quello che si indigna a parole ma non ha mai sporcato le mani per migliorare davvero un luogo. Perché difendere il territorio non significa lasciarlo all’abbandono. Significa prendersene cura, investire, renderlo vivibile. E questo, piaccia o no, qualcuno ha provato a farlo.
© 2000-2026 Alguer.it®