lunedì 27 aprile 2026, 13:34
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L’Associazione Punta Giglio Libera interviene ancora una volta sull´immobile algherese. Il silenzio degli uffici assume oggi un rilievo ancora più significativo: il progetto sarebbe stato cambiato rispetto a quello risultato vincente nel bando di assegnazione
Basta silenzi sul Caval Marì: chiarimenti

ALGHERO - L’Associazione Punta Giglio Libera, impegnata nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei beni pubblici, interviene nuovamente sul procedimento riguardante l’immobile denominato “Caval Marì”, situato sul Lungomare Dante ad Alghero: A distanza di mesi dalle osservazioni formali trasmesse al Comune in data 26 gennaio 2026, con cui venivano richiesti accertamenti sulla conformità urbanistica, demaniale e paesaggistica dell’intervento, non risulta ancora pervenuto alcun riscontro pubblico da parte dell’Amministrazione.
«Il silenzio degli uffici assume oggi un rilievo ancora più significativo alla luce degli elementi emersi nel dibattito cittadino, dai quali si apprende che sul progetto sarebbero tuttora in corso valutazioni, interlocuzioni e possibili modifiche rispetto all’assetto originariamente posto a base della concessione. Ciò conferma che il procedimento è tutt’altro che definito e che all’interno dell’Amministrazione persistono verifiche e riconsiderazioni di cui, tuttavia, non viene fornita alcuna comunicazione trasparente alla cittadinanza. Per Punta Giglio Libera il nodo centrale resta però un altro, e precede le eventuali modifiche progettuali».
«L’operazione Caval Marì nasce infatti da una concessione di valorizzazione costruita fin dall’origine per attrarre investimenti privati attraverso l’introduzione di funzioni turistico-ricettive e di ristorazione, cioè mediante una rifunzionalizzazione economica del bene orientata alla sostenibilità gestionale del concessionario. Si tratta di un’impostazione che imprime sull’immobile e sull’area pubblica una pressione trasformativa di natura sostanzialmente privatistica, in evidente tensione con la destinazione urbanistica vigente, che qualifica quel compendio come spazio destinato a servizi pubblici e collettivi. Non ci si trova di fronte a un semplice recupero edilizio di un manufatto degradato, ma a una procedura che ha assunto come obiettivo la riconversione funzionale di un bene pubblico verso usi economicamente remunerativi, senza che risultino pubblicamente chiariti i presupposti urbanistici e pianificatori di tale scelta».
«È evidente che non può essere gestita esclusivamente all’interno degli uffici una trasformazione che investe un bene demaniale, uno spazio urbano pubblico e una destinazione urbanistica definita dal Piano Particolareggiato del Centro Storico. L’Associazione ribadisce che il cambio di destinazione d’uso prospettato non può essere considerato una mera questione edilizia, poiché incide direttamente sulla funzione urbanistica dell’area, tuttora pianificata come spazio destinato a servizi pubblici e collettivi. In assenza di una variante urbanistica o di una pubblica e motivata verifica di piena compatibilità con il Piano vigente, il procedimento continua pertanto a presentare un evidente deficit di trasparenza e di legittimazione».
Mentre il progetto sembra ancora oggetto di verifiche interne e possibili rimodulazioni, il Comune continua infatti a non chiarire: se il cambio di destinazione d’uso verso ricettivo e ristorazione sia effettivamente compatibile con il Piano Particolareggiato vigente; quali valutazioni urbanistiche siano state svolte a monte della concessione; se il progetto oggi in istruttoria coincida con quello originariamente selezionato; quali siano gli esiti delle verifiche demaniali e paesaggistiche richieste. Caval Marì non può diventare l’ennesimo caso in cui scelte territoriali di rilevanza collettiva vengono progressivamente ridefinite attraverso procedimenti tecnici e autorizzativi sottratti a un reale confronto pubblico. Punta Giglio Libera chiede pertanto che l’Amministrazione renda pubblici lo stato effettivo del procedimento, gli atti istruttori maturati negli ultimi mesi e le verifiche urbanistiche poste a fondamento dell’intera operazione. La trasformazione di un bene collettivo non può continuare a svilupparsi nel chiuso degli uffici e senza un confronto trasparente con la città.
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