lunedì 13 aprile 2026, 13:05
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Appuntamento mercoledì 15 e 29 aprile ad Alghero e Cagliari, nell’ambito del progetto Annotu con il contributo della Fondazione di Sardegna e la partnership della Società Umanitaria
Lunàdigas presenta i succinti glossari

ALGHERO - Mercoledì 15 aprile alle ore 14 ad Alghero – presso la Mediateca della Società Umanitaria in Largo San Francesco - Complesso storico Lo Quarter – e mercoledì 29 aprile alle ore 11.30 a Cagliari – presso la sede della Fondazione di Sardegna – Lunàdigas presenta i “succinti glossari del corpo, delle relazioni e dei desideri” pubblicati dal collettivo nell’ambito del progetto Annotu con il contributo della Fondazione di Sardegna e la partnership della Società Umanitaria.
Gli incontri saranno l’occasione per scoprire un lavoro di ricerca linguistica e socio-culturale che raccoglie e custodisce circa duecento parole dell’intimità, del corpo e dell’identità nelle lingue alloglotte della Sardegna: algherese, campidanese, gallurese, logudorese, sassarese e tabarchino. Parole schiette, autoironiche, affettuose o impudiche, selezionate dal collettivo Lunàdigas per raccontare il desiderio, le relazioni sessuo-affettive, l’identità di genere e i diritti, restituendo vitalità e complessità a lingue ancora profondamente vive.
Alla presentazione interverranno tre dei sei consulenti linguistici che hanno accompagnato l’operazione: Fabio Sanna – che ha curato le traduzioni in sassarese, Ànjulu Qonju – responsabile delle traduzioni in logudorese, oltre a Giusy Salvio, del collettivo Lunàdigas, che ha curato il glossario nella variante algherese. Insieme a loro hanno contribuito al progetto Amos Cardia per il campidanese, Caterina Vittoria Roselli per il gallurese e Maria Carla Siciliano per il tabarchino.
L’artista Maria Chiara Calvani ha invece trasformato la ricchezza linguistica della Sardegna in un’opera tessile da cui prende ispirazione la grafica dei glossari. Gli incontri sono aperti al pubblico per affermare con forza che le parole non sono mai neutre: custodirle, riscriverle e restituirle alla comunità significa rivendicare diritti, autodeterminazione e riconoscimento per i corpi, le identità e le relazioni che quelle lingue nominano.
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