venerdì 23 gennaio 2026, 17:31
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Tore Frulio
L’argomento Porto della nostra città, il mare, il sistema costiero, salvo la dinamica e crescente economia del “sistema balneare-spiaggia” nella lunga stagione estiva, ed il conseguente dibattito, sembra cosa davvero sopita ormai da troppo tempo
Il Porto merita studio e ricerca per progetti e sviluppo

L’argomento Porto della nostra città, il mare, il sistema costiero, salvo la dinamica e crescente economia del “sistema balneare-spiaggia” nella lunga stagione estiva, ed il conseguente dibattito, sembra cosa davvero sopita ormai da troppo tempo. Tutto sembra invece, ci colga d’improvviso e parimenti indifesi, come il recente ciclone Harry nel sud della nostra troppo indifesa costa della Penisola. Noi per giochi meteo, siamo stati solo risparmiati da questo grave evento meteo, ma ciò non ci esime da una seria riflessione sul nostro sistema costiero, sui sistemi dunali, a partire proprio dal nostro Porto antico, da quello di Fertilia e lo stagno del Calich, come dagli approdi di Porto Conte e del Tramariglio, senza dimenticare i discussi Campi Boe ed il “possibile“ sistema di pale Eoliche in mare. Bene, a mio vedere, ha fatto l’assessore regionale alle Opere Pubbiche, a rammentarci, aggiungo, che oltre del Piano Urbanistico della Città (PUC), siamo ancora carenti ed in assenza del Piano Regolatore del Porto.
Nel mentre pur tuttavia, grandi e piccole trasformazioni sono state finanziate ed eseguite: ma su tutte non si intravede una Pianificazione di sistema, una chiara Idea Strategica, forse anche una Visione per il presente ed il dopo che è già qui necessaria nell’oggi. Il sottoscritto da primo incaricato (Sindaco Carlo Sechi) del Piano Regolatore del Porto, ritengo di poter evidenziare che la nostra Città, la sua Amministrazione, le forze sociali ed economiche, dal primo storico Piano di fine ottocento, a ben vedere non ha più disposto e programmato su questo “spazio urbano marittimo“ da sempre chiaramente al centro del sistema territorio. Lo avevano compreso in pieno gli uomini nel secolo scorso, ma ne abbiamo purtroppo perso la nozione e direi il suo governo, nel tempo più prossimo. La forma, le gerarchie dei moli, le opere generali ed interne di dettaglio sono state dirette e delineate in primis dal Genio Civile OO. PP. attraverso il Demanio Marittimo e poco ha disposto la nostra Assemblea Civica: soprattutto non possedendo una competenza e chiara Delega ai temi del mare e del sistema Portuale.
Ne consegue direi, che si è affermata l’idea comune, che il nostro Porto sia uno spazio di mare interno, di organizzazione e gestione di attracco e posti barca peraltro di difficile composizione, dimenticando altresì gli spazi prossimi di grande valore (area SAICA etc) ed i suoi grandi moli (interni ed esterni), a differenza di altre realtà portuali più dinamiche ed in continuo divenire economico. Non penso, intendiamoci, necessariamente ad ampliamenti ed espansione, si badi. Ed allora, in questo tempo più recente, vediamo che il Molo di Sopraflutto nato negli anni settanta ottanta con una banchina utile di oltre 200 metri, non sia ancora collaudata e quindi risulti inoperosa dal punto di vista dell’economia dell’infrastruttura generale. Ed ancora al riguardo osserviamo, come le navi del traffico turistico internazionale di “medio piccolo tonnellaggio”(definite altospendenti) di reale qualità nel sistema crociere, rimangano giocoforza fuori dalla nostra “nuova grande Porta Mare”: con i conseguenti danni economici e di immagine che tutti osserviamo.
Se poi già da oltre venti anni, si propone (Gruppo prof. Joan Busquets) assieme al nuovo Lungomare, una valorizzazione concreta degli Affacci della Città sul Mare (Waterfront) e dei moli esistenti con nuovi Sistemi di Attracco ed accoglienza (Pier), risulta debole il conseguente dibattito e assente la risposta progettuale ed all’interno delle bozze del Piano del Porto che viaggia tra buoni propositi ed idee, pensate dal lontano 1994... Necessita a mio vedere, cioè, richiedere certamente i denari utili, ma prima approfondiamo la ricerca, gli studi e le conseguenti progettualità strategiche e di dettaglio. Alghero a ben vedere, è il primo porto storico dall’ottocento, nell’ovest della Sardegna, aperto al mar Mediterraneo ed alle sue tante rotte, in direzione delle Isole Baleari e dello Stretto di Gibilterra. La nostra storia marittima ci dice che lo avevano compreso tra i primi i Fenici, i Romani ma dippiu i re Catalano Aragonesi dopo i Doria con la fondazione sul mare della nostra Città.
*architetto
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